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Visualizzazione dei post da dicembre, 2018

GUARDO LA SERA

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Guardo la sera, mi sazio del buio e della notte, non più progetti ma quiete e silenzio né ansia né volontà di potenza la luna soltanto o le stelle. O nulla di questo, solo una lampada per scrivere. s’io fossi vissuto in terra buia e silente quanto bene avrei dispensato nessuna ferita nel cuore nessun ricordo da soffocare S’io fossi vissuto     nascosto nell’ombra perenne del tuo cuore per cibo, avanzi e scarti umani , allora avrei potuto dirmi felice se nessuno avesse conosciuto il mio nome e se anche lo avesse pronunciato subito fosse caduto nell’oblio. E’ bello vivere senza ricordi, senza progetti, né passato né futuro. Solo io solo tu, forse la stessa cosa smarriti l’uno nell’altro avvolti in una passione senza forma. Come Buddha sotto il sacro fico avremmo raggiunto insieme il nostro Nirvana. Antonio

METAFISICA DEL CUORE

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Quando il destino bussò alla porta mi trovò grato e sorridente. Accadde di notte, ancora le mie mani ad accarezzare i tuoi capelli con rinnovata passione. Nel buio, il luccichio d’una lampada ad olio, nei tuoi occhi lo splendore d’una bellezza antica. Amavo la notte dove tutto tace la quiete, il buio e quella sensazione d’un tempo immobile ed infinito. Fosti tu , bellezza sconosciuta, a raccogliere il mio ultimo desiderio: incontrarti di nuovo, incontrarti per sempre, mano nella mano per amarti e sognarti, ogni giorno ed ogni notte, come se nulla di questo fosse mai successo prima. Ma un giorno mi persi nel profondo dell’Ade, e tu al di là dello Stige inaccessibile invano m’indicavi il bivio smarrito piangendo perpetua ed eterna   la mia ostinata metafisica   del cuore. Pubblicato da Antonio Fasolo Tutti i diritti riservati   ( foto dal Web )

NEANCHE AMORE

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Declinavi tutto al futuro torturandoti nell’attesa pensando e vivendo di nulla. Alla fine ti lasciai andare, facendoti scivolare tra le dita come i petali d’una rosa sulla tomba del nostro amore. Pensavo di morire, ma rimasi in piedi, come quando raccolsi l’ultimo respiro dalla bocca di mia madre . Ma davvero pensavi di volerlo? Non credi che la sorte sia più dura per coloro che saltano nel vuoto? Puntavi i piedi e sollevavi il mento, lo sguardo fiero e sciocco al tempo stesso. Nessun rancore, nessun dolore, nemmeno amore, mentre sbattevi la porta , ma un vento incurabile e maligno duro, sprezzante e gelido di neve. L’inverno spazzava furioso le strade ed i crepuscoli precoci. Coaguli di umani incollati alle vetrine di Natale. E tu giocavi a nascondino con le parole con cui ti abbracciavo, finché un giorno afflitta dicesti: lontani sono i nidi della giovinezza marciti i frutti dell’albero della vita.

VITA INGRATA

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Ritorna la sera il buio nuovamente trionfa. Anche oggi ho   lasciato la pelle sotto le tue unghie affilate. Dei tuoi versi infranti ancora mi sanguina il cuore. Pensa bene alle parole da non dire, ed a quelle che la tua bocca serra. Poiché dei tuoi silenzi io mi sfamo e di sete arde la mia gola. Dimmi tu se sbaglio a ricordare gli inganni e le promesse le finte menzogne ed i raggiri con cui provasti a strapparmi l’onore mentre guaivi sommessa come un cane e mi sorridevi vomitando infamie. Dimmi tu, che tutto credi di sapere, pensi   davvero d’avermi già dimenticato? Non vedi forse ora, scostando un po’ la testa un’oscura chiarità che illumina e sospira? Vieni allora , non temere come può essere ignorato colui che un tempo ti salvò la vita ingrata ed ora ti si svela nella morte con l’anima ed il cuore insanguinato?