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LA RUOTA

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Cinquanta inverni e sei primavere conto sovente se la memoria non mente ma il giorno più bello fu quello stupendo in cui il tuo splendore trafisse il mio cuore. Un cane abbaiava, una madre gridava fanciulli gaudenti, furbastri e arroganti sbirciavan celati da fusti intrecciati le ardite passioni di noi giovani amanti. Ma il tempo che passa furtivo e impietoso un giorno ti sveglia con l’umore angosciato, ti alzi, ti pieghi e resti bloccato di lacrime e spine ti senti trafitto capisci che scivoli, restio ed accecato verso un destino balordo e scontato. Capito sorella come gioca la vita? Ti svia, t’illude       e..mentre ci pensi ti toglie la gioia e ti lascia sfinita, la morte t’ accoglie in una tomba fiorita.                                     ...

METAFISICA DEL CUORE

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Quando il destino bussò alla porta mi trovò grato e sorridente. Accadde di notte, ancora le mie mani ad accarezzare i tuoi capelli con rinnovata passione. Nel buio, il luccichio d’una lampada ad olio, nei tuoi occhi lo splendore d’una bellezza antica. Amavo la notte dove tutto tace la quiete, il buio e quella sensazione d’un tempo immobile ed infinito. Fosti tu , bellezza sconosciuta, a raccogliere il mio ultimo desiderio: incontrarti di nuovo, incontrarti per sempre, mano nella mano per amarti e sognarti, ogni giorno ed ogni notte, come se nulla di questo fosse mai successo prima. Ma un giorno mi persi nel profondo dell’Ade, e tu al di là dello Stige inaccessibile invano m’indicavi il bivio smarrito piangendo perpetua ed eterna   la mia ostinata metafisica   del cuore. Pubblicato da Antonio Fasolo Tutti i diritti riservati   ( foto dal Web )

VITA INGRATA

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Ritorna la sera il buio nuovamente trionfa. Anche oggi ho   lasciato la pelle sotto le tue unghie affilate. Dei tuoi versi infranti ancora mi sanguina il cuore. Pensa bene alle parole da non dire, ed a quelle che la tua bocca serra. Poiché dei tuoi silenzi io mi sfamo e di sete arde la mia gola. Dimmi tu se sbaglio a ricordare gli inganni e le promesse le finte menzogne ed i raggiri con cui provasti a strapparmi l’onore mentre guaivi sommessa come un cane e mi sorridevi vomitando infamie. Dimmi tu, che tutto credi di sapere, pensi   davvero d’avermi già dimenticato? Non vedi forse ora, scostando un po’ la testa un’oscura chiarità che illumina e sospira? Vieni allora , non temere come può essere ignorato colui che un tempo ti salvò la vita ingrata ed ora ti si svela nella morte con l’anima ed il cuore insanguinato?

RICORDAMI

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Ricordami i giorni   felici quando il profumo di limoni e di essenze selvatiche riempiva di remote fragranze la terra fertile degli avi, pagata a caro prezzo in terra straniera. Ed i maschi delle cicale sugli alti tronchi di pino odorosi d’incenso, cantavano in cerca di femmine feconde. Vicino al tramonto, lungo la cresta dei monti, spuntava la luna, pallida e beffarda . Sotto un manto di stelle sprizzante di vita e di gioia, sorrideva mia madre affannata d’amore.                                  Antonio

DOMANDA

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Ho fame di parole, di sensi e di pensieri di piogge,   di calore, di cammini veritieri.                                                   Potresti   tu cantarmi con note misteriose, il bello del creato, i gigli e le mimose? Ho sete di sapienza di gusto e di carezze ti prego non spezzare i dubbi e le certezze che cerco con fierezza in questi rozzi versi appresi senza studio, amati e poi dispersi. E se tu ti riprendessi i frutti del mio vanto saresti tu la prima a spezzare quest’incanto che al cuor comanda e grida con genio e con perizia dov’è l’amore mio, feroce ed omicida che pur superbo e irace l’animo mio delizia? E voi che qui leggete i versi d’un ignoto credete veramente che vivere e ...