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Visualizzazione dei post da aprile, 2018

UN GIORNO

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Un giorno, verso mezzodì, t’ho vista andar via ondeggiando con ali variopinte lungo il sentiero che conduce alla vasta distesa delle anime incomplete. Occhi azzurri e riccioli d’oro, il sole splendeva picchiando sopra i muri di pietra delle antiche case tirate a secco dai nostri antenati. Non farlo, dissi io lo bramo, disse lei e si voltò altrove preferendo il limbo dove ancora vaga. Da allora, tutti i giorni mi furono maligni, a paragone di quello in cui ti conobbi. Se davvero andassi via in eterno cosa resterebbe a me se non amare le tenebre carezzare la notte, baciare le ombre dei tuoi passi, i ricordi bui dei tuoi cammini lungo i sentieri che traversano il bosco antico? Da quel giorno, luce dei miei occhi io fuggo ogni altra alba e sol la sera ti cerco gridando il tuo nome nel limbo che hai scelto per tua dimora. Potessi sentire almeno la tua voce senza contare i giorni, i mesi e gli anni scivolati lungo la spola veloce del tempo riconoscere...

ROMANZO

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In un sorriso sconosciuto indovino la tua essenza In un gesto anche sbadato riconosco le tue fattezze. Chiudo gli occhi e mi sorprendi Ti aspetto e mi precedi. Il tempo fugge e tu mi aspetti al varco. Della mia vita una volta estranea tutto conosci che io non sappia ancora. Le tue forme allora così acerbe erano nelle aule lontane del sapere lungo i verdi corridoi dell’anima dove tu mi fissavi malinconica. Con te il tempo è stato generoso, ed io invece, ingenuo , ti perdevo al bivio delle scelte irrevocabili. Non compresi allora la tua fierezza timidamente nascosta, dietro uno sguardo sfuggente mentre le vele gonfiate dal vento ti spingevano altrove, verso le terre abitate dalla sibilla, con la voce tua sempre più fioca ed il canto lontano delle anime perdute. Ma ora nuovamente sento il gusto misterioso del tuo sapore, dietro ogni angolo delle mie strade, dietro ogni nuvola che copre il sole dietro ogni fiore che sboccia e ricade. Tu sei alle spalle, e...

1967

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Disteso tremante sul letto, io conto i tuoi passi. Da quando sei uscita, di gradino in gradino io sto sempre dietro di te e conosco ogni tua sosta, ogni tuo passo io lo conto. Prevedo gli incontri casuali e le chiacchierate improbabili. Io so che tu hai fretta e al mercato corri affannata di banco in banco con l’occhio all’orologio Ma il tempo scorre sempre più veloce più sfuggente ed imprevedibile per chi deve farsi perdonare con un gioco, un dolce, un pupazzetto. E quando la porta alfine si riapre mi accorgo del tuo respiro rarefatto per la salita affannata Ho fatto tardi amore mio? Come stai? Ancora la febbre? Gli occhi allora brillano ed i piedi corrono veloci per la fretta di riposare sul tuo cuore.                                       ...

FUOCHI

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Fuochi d’artificio odo lontani nella penombra della stanza. tra febbri e vapori balsamici In cima ad un armadio, antichi pupazzi di ceramica si animano d’ una danza antica e misteriosa Sogno o son desto? No, semplicemente  son solo, a rimuginar fantasmi.                                             Antonio

SOGNO

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A lungo parlammo stanotte ma non ricordo neppure una parola delle tante che abbiamo pronunciato. Avrei voluto chiederti la ragione del tuo intimo soffrire, di quel tuo sguardo dolce e malinconico e della voglia di abbracciarti che sempre più forte io sentivo. Era una serata familiare e tu, felice di rivedermi mi raccontavi delle gioie e delle pene vagabonda e innocente tornata dopo anni di esilio e lungo viaggiare dell’anima. Tornavi con la pelle cosparsa delle mie stesse cicatrici come se uguali carnefici, avessero infierito sull’anima. Tornavi con la tua vita centrata e le occasioni mancate ed un’invisibile pendolo che oscillava ad ogni battito del cuore. Cosa fummo, cosa siamo ora? Il sentiero che abbiamo calpestato forse altri scruteranno curiosi, ma con altri passi cammineranno, lasciando orme simili e diverse. L’erba ricresce sulla via ormai chiusa ed il vento del deserto ridisegna le forme di più esotiche dune. Ma non svanisce il mio so...

PENSIERI PERDUTI

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Al di là delle altezze brilla come un sospiro il sole sulla terra umida d’inverno sui cuori induriti dal gelo sul tuo viso splendente e superbo che all’astro   fulgente   contende il primato di luce. Poi di colpo il vento ruggisce con uno strappo violento. Dove sono volate ora le mie parole più audaci? In fondo ad un pozzo profondo, nelle asperità nascoste o nelle voragini avide di mostruose cavità sotterranee? Se tu le trovassi, ti prego, non gettarle via, a nulla servono se non a me per riprendere la ricerca dei   miei pensieri perduti.                                                Antonio