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Visualizzazione dei post da giugno, 2018

VERTIGINE

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Dopo la morte tornò la vita, e la vita brillava nei tuoi occhi che avevano visto il nulla ed ora piangevano di gioia. felici di esserci ancora. Ma insieme a noi marciava l’oblio, malgrado le fresche acque della memoria cercassero d’infrangere ogni barriera. Tu scrutavi l’orizzonte vasto e terribile malinconica ti mancavano i miei abbracci E le sirene cominciarono a cantare struggente nostalgia d’una fama perduta voglia di tornare a combattere coi fratelli in terra straniera stridio di lame accecanti e carne straziata, urla e dolore,   ma gloria imperitura. Certezza d’un porto sicuro o dubbioso destino tra i flutti del mare? Patria tranquilla ed un regno riavuto ma passione di vento , di mare , d’incerto. Non starà mai coi piedi saldi in terra colui che fuggendo ogni sentiero preferisca la vertigine del tuo amore timido e dolcissimo.               ...

IL VELIERO

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Il veliero dell’oblio solca ora il mare della dimenticanza. Ma non annegano i ricordi, malgrado tutti i miei sforzi. Anzi riprendono vigore durante le notti magiche in cui il cuore batte nei sogni e la mente si libera da ogni menzogna. Allora si svela l’essenza   del mio essere ed il vento della notte sussurra parole di libertà. Rimorsi , passioni, pentimenti, afflizioni ma anche sorpresa e gioia, come quando complici e silenti ci lanciavamo occhiate rassicuranti. Poi un giorno qualcuno tradì, non io, non tu, forse un demone invidioso che cominciò a possederci. Come continuare allora a respirare la stessa aria. Come percorrere gli stessi sentieri? Entrambi, di strazio e dolore travolti, fummo costretti a fuggire. Ora solo in sonno mi vieni incontro, lontani e sfocati sono gli anni della giovinezza.                     ...

IMMAGINAZIONI

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T’immaginavo allora come un astro lontano, mentre la mia vita ruotava come una falena impazzita intorno ad una fiamma fatale. Nessuna porta nella mia stanza nessuna finestra, nemmeno una fessura, solo un piccolissimo sentiero percorso da disciplinate formiche ed il lucernaio altissimo da cui penetrava una cupa fetta di cielo disegnata con geometrico grigiore. La paura era il mio mondo dolce e rassicurante, a volte amaro ma privo di sorprese dove nulla cambiava, neanche il cielo solo il sospetto presto sopito che un giorno o l’altro t’ avrei incontrata.   Allora di nuovo t’immaginavo collocata al centro del mio cuore bella e malinconica ma scossa dal rimorso mentre involontarie, impercettibili le nostre mani si congiungevano e tu mi sussurravi le parole che non avrei mai dovuto sentire perché vietate a noi mortali dall’invidia degli dei. Le chiavi mi porgevi d’ un passaggio solo a te visibile. Avessimo potuto ...