DOMANDA
di piogge, di calore,
di cammini veritieri.
Potresti tu cantarmi
con note misteriose,
il bello del creato, i gigli e le mimose?
Ho sete di sapienza di gusto e di carezze
ti prego non spezzare i dubbi e le certezze
che cerco con fierezza in questi rozzi versi
appresi senza studio, amati e poi dispersi.
E se tu ti riprendessi i frutti del mio vanto
saresti tu la prima a spezzare quest’incanto
che al cuor comanda e grida
con genio e con perizia
dov’è l’amore mio, feroce ed omicida
che pur superbo e irace
l’animo mio delizia?
E voi che qui leggete i versi d’un ignoto
credete veramente che vivere e soffrire
sia tanto più opportuno che scrivere e morire
cercando e mai
trovando le impronte d’un dio remoto?

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