LA RUOTA



Cinquanta inverni e sei primavere
conto sovente se la memoria non mente
ma il giorno più bello fu quello stupendo
in cui il tuo splendore trafisse il mio cuore.

Un cane abbaiava, una madre gridava
fanciulli gaudenti, furbastri e arroganti
sbirciavan celati da fusti intrecciati
le ardite passioni di noi giovani amanti.

Ma il tempo che passa furtivo e impietoso
un giorno ti sveglia con l’umore angosciato,
ti alzi, ti pieghi e resti bloccato
di lacrime e spine ti senti trafitto
capisci che scivoli, restio ed accecato
verso un destino balordo e scontato.

Capito sorella come gioca la vita?
Ti svia, t’illude    e..mentre ci pensi
ti toglie la gioia e ti lascia sfinita,
la morte t’ accoglie in una tomba fiorita.

                                                  Antonio

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